FRANCESCA MONTI  

EOCENE  

ἠώς (alba) + καινός (nuovo)

 

6 .12. 2014 – 13.01.2015

 

 

Mostra personale  (con apparizione di Ringo of Dakar)

Tetralizzazione poetica di Mimma Pisani 

(13.12.2015) 

 

A cura di Marta Massaioli

 

 

 

 

Il termine EOCENE proviene dal greco antico ἠώς (eos che significa "alba") e καινός (kainos, che significa "nuovo") comunemente il termine indica un’era geologica, in cui appaiono i primi mammiferi moderni sul pianeta Terra.  Ho scelto questo titolo per la prima personale di Francesca Monti che apre il programma espositivo dello spazio espositivo che ho coraggiosamente aperto a Fabriano, poiché esprime in modo inequivocabile il senso della scelta artistica di Francesca Monti.. Parlo di scelta anziché di estetica poiché mi sembra che l’operazione di Francesca consista proprio nel gesto emblematico di rottura con le convenzioni del mondo del mercato dell’arte per prendere le distanze dal suo ruolo di gallerista e proporsi come artista. E’ questo un’azione estetica   fortissima, soprattutto se inserita nella cultura Italiana , che impone al Gallerista di essere solo Gallerista al critico solo critico e così via….mentre in America abbiamo casi eclatanti, oserei dire Vasariani di personalità che congiungono aspetti diversi del fare arte con estrema disinvoltura  , mi riferisco ad esempio ad Olu Oguibe , uno dei massimi teorici dell’arte della Diaspora che è sia artista, che teorico, che poeta.  Francesca Monti alza così la sua voce dalla Leopardiana provincia italiana e fedele custode della tradizione del nuovo, esprime senza alcuna remora, in modo definitivo e dissacrante  la possibilità di riportare la sua visione del mondo e dell’arte attraverso una serie di opere che arrivano dritte al cuore per la forza espressiva, la capacità evocativa ed il nitore estetico. L’artista sceglie  per questo viaggio iniziatico, esoterico e spirituale, un oggetto “madre” della cultura artistica di tutti i tempi, IL MANICHINO,  che manipola attraverso una politica rappresentativa unica, diretta, in continua evoluzione. Francesca MONTI  impiega come anima ed elemento d’identità della serie in mostra , quei manichini che sono in genere quelli usati nelle sartorie. Non hanno un volto dunque ;   su questi appoggia dei vestiti che sono rigorosamente scelti in relazioni alla scena che intende mettere in atto. Attraverso l’abito e gli oggetti, che accosta spesso accanto al manichino, Francesca Monti crea un universo simbolico evocativo che impone  una vera e propria identità estetica nella quale il fruitore è immediatamente coinvolto, con la sua immaginazione, a cercare un percorso narrativo che ci chiede di resistere ed opporci al regno dell’ignoranza, diventando creativi noi stessi. Francesca Monti , attraverso la sua opera, vuole che ognuno di noi  ricomponga attraverso  i nostri ricordi e le nostre capacità associative l’opera.  In questo modo l’artista, che si rifiuta categoricamente di usare la fotografia per riprodurre le sue mise-en-scene, scavalca in toto l’ipertrofia estetica che caratterizza larga parte dell’arte contemporanea conducendoci a rileggere la  storia dell’arte con l’occhio disincantato di chi può crearla. Questo percorso narrativo è in continua evoluzione e attraverso di esso l’artista ci incita ad esercitare la nostra intelligenza, come  capacità di leggere dentro le cose diventando artefici del mondo in cui viviamo. Se i Manichini di De Chirico rappresentavano un’umanità nuda che non è in grado di essere sé stessa, di agire e di pensare, vittima di una condizione di guerra in atto, i  MANICHINI di Francesca Monti hanno invece un’identità ben precisa – Leopardi, Canova, Peggy Guggenheim, Tornatore, La mia Africa, Misfatto Bianco. L’umanità che ci propone l’artista è quella dei grandi pensatori, registi artisti che hanno contribuito alla creazione della nostra cultura e del nostro modo di pensare la realtà. Francesca Monti così ci coinvolge in un gioco nuovo,  assumendoci una responsabilità inedita per l’Arte ; partecipare attraverso la nostra immaginazione alla creazione di quei percorsi associativi che completano il senso dei suoi Manichini.  Siamo così trascinati lungo il limite di un’alba nuova , e stupiti per il disgelo di questo nuovo modo di  intendere l’arte, partecipiamo attoniti al  riattivarsi della nostra intelligenza, mettendo  atto tutte le nostre capacità creative ed associative.

 

Marta Massaioli , Fabriano 21 novembre 2014

 

 

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F. Monti

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